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venerdì 12 ottobre 2012

LE SEPARAZIONI

Sempre più spesso capita di incontrare persone reduci da separazioni. Le relazioni, siano esse di coppia, di amicizia, genitoriali, filiali, di lavoro, etc, etc, sono pur sempre dei campi relativi a noi, spazi nei quali noi agiamo e ci rapportiamo con gli altri. Spazi nei quali abbiamo la possibilità di esprimere le nostre emozioni. Le separazioni, possono essere vissute con dolore o con senso di liberazione. Se incarniamo il ruolo della vittima, allora la ferita dell'abbandono ritornerà a farsi sentire e con molta probabilità ci accorgeremo che è molto antica, perché abbiamo vissuto altri abbandoni nella nostra vita. Se viviamo il ruolo del carnefice, è molto probabile che ci radicheremo ancora di più nel nostro ego, senza avere la sensibilità di comprendere quella che è la sofferenza della vittima. Probabilmente, per comprenderlo, un giorno, in chissà quale futuro, il carnefice dovrà divenire, a sua volta, vittima. Perché e cosa procura la sofferenza in una separazione? E' il senso dell'attaccamento mentale, fisico, energetico. Tuttavia se andiamo oltre, verso una comprensione più elevata, troveremo un'altra spiegazione, nella profondità dei nostri esseri: le anime, nella loro consapevolezza di eternità, sanno che si conoscevano prima e che si incontreranno dopo. Sanno che nella  visione reale del Tutto le emozioni irrisolte, prima o poi, chissà in quale futuro, dovranno essere risolte. Questo perché la legge universale dell'equilibrio tende sempre a pareggiare lo squilibrio. Dobbiamo ricordarci che siamo parte dell'UNO che tende sempre all'unità e che tutto quello che è squilibrio dell'unità, ovvero disunione, è vissuto in una dimensione più illusoria, al disotto delle alte vette della dimensione dell'Unità, nel gioco illusorio della diversità. In quello che accade nelle nostre vite e nelle azioni relative a noi, gli spazi che condividiamo con gli altri ( potremmo definirli anche palcoscenici nei quali recitiamo delle parti con altri attori),  ci illudiamo ci appartengano, ma non è così. Le barriere e le divisioni che frapponiamo tra noi e gli altri non sono reali, sono fatte solo di energie. Tutti gli  spazi sono nell'Universo, parte di esso. Non è importante la situazione che stiamo vivendo, ma come la stiamo vivendo e con quale sensibilità. In tutto c'è sempre della positività, anche se all'inizio di una separazione è difficile coglierla,  è l'occasione che ci viene offerta per ritornate a noi, per vivere la vita non solo o esclusivamente in funzione di.....ma ricordarci di noi, ritornare al nostro centro, da quel centro dal quale siamo partiti e dove dovremo ritornare. La solitudine improvvisa, dettata da una separazione, lancia sempre dei segnali ben precisi, fisici ed emozionali. L'angoscia, il dolore, la ferita che brucia, lo squilibrio  di alcuni chakra. Dobbiamo necessariamente accettare tutto, perché se iniziamo a combatterli creiamo una resistenza. Dobbiamo accettare il nostro dolore e prenderci cura di esso, nel senso di curarlo. Il dolore ci riporta inevitabilmente a noi, nel nostro mondo e alla voglia di stare meglio, perché è nella natura dell'uomo vivere nell'armonia interiore. L'ego negativo  ci ingannerà per farci rimanere nella sofferenza oppure ci farà sentire nel delirio di onnipotenza e di menefreghismo. Esso usa il dolore e ci imprigiona servendosi delle sue qualità: frustrazione, rabbia, gelosia, invidia, orgoglio, senso di colpa, etc. Il nostro bambino interiore ci dirà " Hai visto? non c'è alcuno a questo mondo che ti ama. non sei degno di ricevere amore da alcuno". Quel qualcuno siamo, innanzitutto, noi che disperatamente aneliamo all'amore di un altro perché non sappiamo amarci. Noi che proviamo rabbia quando l'altro ci contrasta o invade i nostri spazi, perché non accettiamo fino in fondo quello che stiamo facendo in quegli spazi. Noi che ci appelliamo alla coscienza, senza sapere che ci sono vari livelli di coscienza e che la vita ci è data per elevarci a livelli di coscienza superiori. Quando qualcuno si allontana da noi e ci fa sentire impotenti, in realtà possiamo iniziare il percorso per riscattare la nostra vita e renderla preziosa, onorarla. Si onorarla, perché la vita va onorata attimo per attimo, nel presente. Una separazione porta, quasi sempre, all'autoanalisi, in particolar modo quando la si subisce. Un onesto esame ci farà vedere non solo le nostre ragioni, ma anche quelle dell'altro che ci ha abbandonati. Se pensiamo alla nostra vita, spesso ci accorgiamo che l'abbiamo vissuta come degli addormentati, inebetiti dalle numerose attrattive che ci allontanano sempre più dal nostro centro.Spesso si vive in funzione dell'altro o si cerca di essere come l'altro vuole che noi siamo, per non essere rifiutati, per continuare ad essere amati. Quando iniziamo a migliorare la nostra autostima, saremo capaci di amare noi stessi e di conseguenza di amare l'altro così come amiamo noi e così come vorremmo essere amati. Possono due persone che hanno capito la Realtà dell'esistenza, che si stanno o si sono risvegliata ad un livello di coscienza più elevato farsi del male? Cosa è che crea una separazione: è l'ego? Se amiamo senza aspettative
 e senza esercitare il controllo sugli altri, per paura di perderli, ci sarà una separazione? Possono due persone che si sono separate ritrovarsi, un giorno? Questo dipende da che tipo di legame li univa. Altra riflessione: le separazioni, scrivo di quelle di coppie, lì dove ci sono dei figli, creano delle fratture, delle divisioni innanzitutto nell'identità futura dei figli.  Le separazioni a livello di amicizie, di rapporti di lavoro, etc. lasciano la sensazione di aver lasciato un qualcosa di incompleto nella esperienza di vita.  Infine, si può dire che tutto dipende dalla importanza che diamo alle relazioni e all'altro. Se vedessimo l'altro come parte di noi, difficilmente cercheremmo di sopraffarlo, di non avere amore nei suoi confronti, di non aiutarlo, di non capirlo nella sua profondità e arriveremmo a coltivare l'arte del perdono, l'unica che lavora su tutte le fratture, le rotture, le separazioni, di qualsiasi natura e genere esse siano. Tutto ciò che accade nella vita ha una sua utilità.
Adriana Crisci

sabato 6 ottobre 2012

LA LIBERTA'

Carissimi,
oggi il mio abbraccio va a tutte quelle persone che sono nel disagio a causa della libertà altrui. Libertà non significa realizzare, applicando la regola del "costi quel che costi", i propri desideri, ma usare il senso della discriminazione. Ci sono persone che pur di realizzare i loro desideri, pur di soddisfare i loro istinti non si chiedono se i loro pensieri e le loro azioni potranno arrecare danno e sofferenza a qualcuno. Non è libero chi si lascia sopraffare dall'istintualità dei propri desideri, ma chi vaglia la bontà di ciò che anela a possedere. Si può desiderare di possedere una persona, un lavoro, la ricchezza, la posizione. Tutto questo è lecito nel momento in cui non si arreca danno ad alcuno, perché la sofferenza che si provoca agli altri...bene è quella, si proprio quella, che ci imprigionerà. La mente più razionale può dimenticare, ma ciò che è registrato nell' IN CONSCIO, cioè in quella parte di noi che ha conoscenza, quello rimane e ce lo porteremo dietro, fino a quando non avremo l'umiltà e la forza di affrontare le situazioni e di ripararle, lì dove è ancora possibile farlo. Se qualcuno commette un errore, prima o poi se ne renderà conto, ma quell'errore non appartiene a noi, appartiene alla persona che lo ha commesso. Quello che noi dobbiamo fare è cercare di non commettere lo stesso errore, magari per emulare. La vita ci insegna che tutto prima o poi sfiorisce. Possiamo trattenere la bellezza di una rosa e il suo profumo? Tutto ciò che nasce è destinato al mutamento del tempo. Ci sono persone che hanno dentro di loro un grande potenziale, tuttavia non lo riconoscono e così vivono la loro vita passando da una situazione ad un'altra e dentro hanno una grande confusione. Questa confusione non crea solo danno a loro stessi, ma anche agli altri.  Tempo fa mi chiesero cosa avrei fatto se avessi visto una persona commettere delle azioni contro la felicità degli altri........Oggi, alla luce delle mie esperienze e della mia trasformazione, posso rispondere che mi limiterei ad osservare, senza intervenire e senza invadere il territorio dell'altro. Infatti quando lo invadiamo creiamo una compromissione e in qualche modo condividiamo anche il karma dell'altra persona, sia esso positivo o negativo. E' necessario quindi, lasciare libere le persone che reputiamo nostri familiari, amici, colleghi di lavoro, di percorrere la loro strada e di incontrare nel bene e nel male i loro maestri di vita. Quello che a noi compete è governare la nostra vita e cercare di viverla applicando quei valori che rendono degna una persona di essere chiamata essere umano: la verità, la coerenza, la pace, la non violenza  e l'amore.
Quello che ci compete è intraprendere un profondo e sincero lavoro evolutivo per noi stessi....per il resto non puoi aprire gli occhi a chi vuole continuare a tenerli chiusi. Infine non dobbiamo mai porci su un piedistallo e in una posizione superiore rispetto ad alcuno, poiché la compassione è condivisione. La compassione è immedesimarsi nei panni dell'altro. Mi sono chiesta tante volte, in particolar modo in questi ultimi anni, come voglio vivere la mia vita. Oggi so che la vita è un dono prezioso, un'opportunità che mi è stata concessa per creare, nel tempo di vita terrena la mia libertà, avendo rispetto per tutti gli esseri siano viventi o meno. Possiamo comprare quasi tutto, ma ciò che non si compra è il rispetto. Proprio per questo sono importanti i nostri pensieri e le nostre azioni....e a volte cercare di riparare ciò che si è rotto.
Vi auguro una buona vita
Adriana Crisci

mercoledì 3 ottobre 2012

LA SOLITUDINE

Eccomi di nuovo sul blog.
Oggi voglio condividere con voi il tema della solitudine che è più diffusa di quanto sembra. Ci si può sentire soli anche se si vive in mezzo a tante persone. Ci possono essere parti di una persona che inglobano dei vissuti così profondi che non è facile condividere con gli altri. Per esempio vissuti infantili dove non era possibile comunicare ad altri, condividere, quello che si stava vivendo. Quel senso di solitudine può accompagnare una persona per molta parte della sua vita.  C'è poi la solitudine degli anziani che si sentono soli e non più utili alla società, quasi sempre messi da parte dalle nuove generazioni. Anziani che custodiscono dentro di loro un'enorme saggezza, dovuta all'esperienza, che pare non interessare ad alcuno. C'è la solitudine del dolore di chi perde una persona cara, dopo tanti anni di convivenza. Ancora,  la solitudine di un genitore che perde un figlio oppure di chi non ha avuto una madre o un padre. Che dire poi di come ci si può sentire soli e frustrati dopo un tradimento? Ma un'altra sfaccettatura della solitudine è l'attitudine a voler rimanere volutamente soli. Questo può accadere perché non si ha sufficiente stima di se stessi o anche per la paura del confronto e di essere accettati dagli altri, diviene quindi una sorta di sofferenza. Può anche accadere perché ovunque siamo ci sentiamo nel nostro centro e comprendiamo che non siamo mai soli in questo Universo, che Dio non ci lascia mai soli, perché è presente in tutte le forme. I momenti di solitudine ci riportano a noi, per poi farci espandere nuovamente verso l'esterno. Infine non siamo mai davvero soli, perché tutti siamo legati gli uni agli altri e se apriamo le porte del cuore al vero amore, quello con la A maiuscola, tante nuove persone potranno apparire nelle nostre vite.
Vi auguro una buona vita
Adriana Crisci